Sartogo Architetti Associati

Piero Sartogo & Nathalie Grenon

BRUNELLESCHI ANTICLASSICO -MOSTRA NEI CHIOSTRI DI SANTA MARIA NOVELLA PER IL QUINTO CENTENARIO DELLA NASCITA DI FILIPPO BRUNELLESCHI/ EXHIBITION BRUNELLESCHI ANTICLASSICO FOR THE CENTENARIAN OF THE BIRTH OF FILIPPO BRUNELLESCHI - FIRENZE

Progetto/ Project:
Sartogo Architetti Associati
Cronologia/ Chronology:
1979
Committente/ Client:
Città di Firenze
Bibliografia/ Bibliography:

La mostra critica “Brunelleschi Anti-classico”, fu organizzata a Firenze nel 1978 con Bruno Zevi e Francesco Capolei, a distanza di sei secoli dalla nascita di Brunelleschi. Il titolo della mostra esemplifica in modo polemico il concetto di un Brunelleschi anticlassico che nega il codice istituzionalizzato prima di lui e allo stesso tempo irride quello che sarà pretestuosamente formulato sulla base delle sue esperienze. Dal chiostro di Santa Maria Novella, sede principale dell’evento, la mostra si annunciava all’esterno, sulla piazza, con un grande traliccio metallico, in tubi innocenti, che ricostruiva la facciata della Chiesa di Santo Spirito come progettata da Brunelleschi, con le quattro porte uguali, in modo che ogni visione all’interno risultasse obliqua negando ogni gerarchia di visione. Sulla facciata convergevano, inoltre, i tracciati che segnavano sul suolo le linee di percorrenza della mostra tra le fabbriche fiorentine del Brunelleschi, in una sorta di appropriazione della città: segnali di percorso lineari che diventavano tridimensionali in corrispondenza di ogni sezione dedicata a diversi temi: la Genesi della Prospettiva, Ordinamento e Volumetria, le Fabbriche nella Città.
Il Santo Spirito di Brunelleschi è uno spazio laico in rotazione dinamica: se le cappelle fossero state realizzate secondo il progetto originario, la tessitura diagonale dei volumi estroversi laterali annullerebbe la croce latina e sarebbe evidente l’ordito diagonale dell’impianto. Ecco dunque perché il tema delle porte è così importante (quattro anziché tre): con le tre porte l’interno è percepito sull’asse di simmetria centrale, mentre nel progetto originale (quattro porte) porte non vi è mail una vista assiale, ma sempre prospettica e in diagonale.
Il progetto della mostra esemplificava in termini percettivi, visivi, i famosi “se” postulati da Bruno Zevi, analizzando a fondo la questione relativa alla struttura statica della cupola di Santa Maria del Fiore:una forma capace di sostenersi da sola, crescendo per anelli concentrici, così da avere al suo interno la forza e la vitalità per sopportare i propri carichi assorbendo in sé i problemi di gravità e di statica. Se la cupola del Duomo non fosse stata affrescata, risulterebbe evidente che si tratta di una cupola di rotazione, nata dall’ intersezione di coni e cilindri.

             


 

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